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Written by Ste   
Wednesday, 03 November 2010 11:24

 

IPERFLOP

Un Intervento teatrale per strada sul tema Rifiuti e Consumismo realizzato da SICULARTE - SANTILUMI - DANCE ATTACK

Catania - 19 Dicembre - Villa Bellini ore 11.30 | Piazza Università ore 17.00

Palermo - 8 Dicembre 2010 - Piazza Politeama ore 18.00

Siracusa - 1 Novembre 2010

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IPERFLOP

A Street Performance on Waste and Consumerism by SICULARTE - SANTILUMI - DANCE ATTACK

Syracuse- Sicily - 1 November 2010

Palermo - Sicily -  8 December 2010

Catania - Sicily  19 December 2010


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“Iperflop”: a Palermo è di scena il consumismo

Gli acquisti compu lsivi che ci lasciano in mutande

È bizzarro passeggiare per le strade del centro di Palermo, osservarne le vetrine luccicanti addobbate a festa, i manichini con i capelli imbiancati dalla neve artificiale, mentre fuori la temperatura sfiora i 28°. È bizzarro passeggiare per quelle stesse strade, entrare e uscire dai negozi rumorosi e affollati per poi, subito dopo, assistere alla parodia di quell’andirivieni spesso compulsivo a cui il Natale ogni anno ci obbliga. È quello che è accaduto durante la recente festa dell’Immacolata. A piazza Politeama, verso le 18:00, molti passanti con buste e sacchetti in mano si sono soffermati a rimirare la propria immagine riflessa in uno specchio assai poco clemente. Cinque venditori, cinque acquirenti, un bancario che elargisce soldi a iosa (finché ci sono) e tanta, troppa merce. Questi i protagonisti di “Iperflop”, una performance teatrale ideata e realizzata da un gruppo di ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia. Per mettere in scena la crudeltà e la violenza del consumismo, gli attori hanno scelto come scenario il simbolo dello shopping palermitano e come momento quello in cui maggiormente la gente si accalca incosciente a consumare. Comprare oggetti il cui utilizzo spesso dura un soffio. Beni che, al momento dell’acquisto, sembrano indispensabili, mentre ben presto si rivelano non solo inutili ma spesso anche nocivi per l’ambiente, quando non per le persone e le energie impiegate per la loro produzione. Una stella a cinque punte, ogni punta un cupido venditore con scatole piene di prodotti accattivanti. Cinque compratori che, come robot pilotati dal battito cadenzato di un tamburo, a turno faranno visita alla banca, fornitrice di tutto il denaro necessario per assecondare i loro bisogni effimeri. Comprare quasi a occhi chiusi per poi gettare via subito dopo. Quanta più merce verrà acquistata, quanti più rifiuti si accumuleranno al centro della stella. E quando i soldi finiranno, ai compratori non resterà che barattare le uniche cose che possiedono, i loro splendidi indumenti, con altra merce inutile. Finché non rimarranno letteralmente in mutande e, storditi e annichilati, non cadranno a terra disfatti, forse morti. Il pubblico di passaggio ha capito. Nonostante gli applausi non siano mancati, alla fine della performance le persone si sono guardate in faccia in silenzio e hanno proseguito per la propria strada. “Iperflop” non è certo uno spettacolo bello. Dopo averlo visto, rimane in bocca un po’ d’amaro, oltre a un dubbio fondamentale: quanto sono reali quelli che percepiamo come bisogni e quanto, invece, ci vengono imposti da chi li produce e li pubblicizza?

Marta Ragusa

Iperflop: chi ha paura di guardarsi allo specchio?

Quando il teatro di strada diventa cura ai mali del nostro tempo

Produci, consuma, crepa: così cantavano i CCCP. Sul crepare c’è poco da dire visto che nonostante i nostri sforzi pare sia inevitabile, ma forse, prima di arrivarci, si può trovare un modo migliore per spendere il tempo che abbiamo.

Produci, consuma, crepa: ma come sfuggire a questo paradigma se oggi tutto ci spinge a seguirlo? L’idea romantica di una fuga su un’isola deserta o in qualsiasi altro paradiso perduto è tanto affascinante quanto utopica: viviamo in questa realtà e l’unica cura disponibile per non farci travolgere da scelte non nostre, da desideri indotti, dall’inutilità delle cose di cui ci circondiamo è trovare gli anticorpi all’interno.

Produci, consuma, crepa: ho sempre avuto una paura fottuta dei gechi, poi qualche anno fa me n’è caduto uno addosso e, superati i primi minuti di assoluto panico, oggi certo non posso dire che mi stiano simpatici, ma riesco a guardarli senza angoscia, riesco a razionalizzare. Da lì ho capito che certe paure bisogna guardarle negli occhi. Produci, consuma, crepa è una delle mie: quante volte ci sono cascata? Ecco cos’è Iperflop, la cura, l’antidoto da assumere in pochi minuti ma dall’effetto prolungato; le associazioni Sicularte e Santilumi ce lo offrono gratuitamente addolcendolo con una buona dose di ironia. La messa in scena della nostra totale follia ci costringe a riflettere sulle nostre azioni quotidiane, su quel paradigma che forse è ora di cambiare.

Domenica 19 dicembre in piazza Università a Catania la cosa più bella è stata ascoltare i commenti della tanta gente che si fermava incuriosita a guardare (a guardarsi?), gente che per tutto il pomeriggio al ritmo delle melodie natalizie aveva ipnoticamente svuotato il portafoglio, come i topi al suono del pifferaio magico. Questa stessa gente però non è stupida e ha capito al volo il messaggio di Iperflop, che è arrivato dritto, immediato, con tutta la sua forza: produci, consuma, crepa che senso ha?

So bene che né io né quella gente da allora ci siamo trasformati in austeri francescani che a piedi scalzi si scagliano contro un Natale consumistico, ma gli occhi si sono aperti, il cervello si è acceso, il geco è caduto e non mi ha ucciso. La consapevolezza deve essere il nostro fine. Un fine che può diventare il mezzo per crearsi una vita più felice,  una vita in cui il crepare sia l’unica cosa a cui non si può rinunciare.

Gaia Raffiotta

Last Updated on Thursday, 17 February 2011 12:54